venerdì 19 dicembre 2008

I fenomeni calamitosi


Tutti i fenomeni calamitosi legati all’assetto idrogeologico del territorio stanno mostrando una preoccupante tendenza alla crescita, per dimensioni e frequenza rispetto al passato.
La ragione è legata maggiormente all’azione dell’uomo sul territorio ed in parte anche ai cambiamenti climatici.
Il Torrente è un corso d’acqua alimentato in modo limitato dalle acque sorgive, ma in modo massiccio dalle acque piovane, fornendo l’acqua quasi esclusivamente nei periodi dell’anno in cui la piovosità è maggiore.
Invece, nei mesi con scarsa piovosità esso si presenta come un piccolo rigagnolo o completamente asciutto.
Tuttavia, però,è sufficiente un solo temporale perché il suo letto si copra rapidamente e sia attraversato da veloci correnti. Altrettanto rapidamente al cessare delle piogge si ritorna allo stato di “magra”.
Un improvviso rovescio nell’area montana convoglia abbastanza rapidamente nell’alveo del Torrente una notevole quantità d’acqua che s’immette lungo il suo corso.
Lo scorrimento delle acque è fortemente influenzato dagli ostacoli che trova lungo percorso, creando dei notevoli disagi che possono creare dei seri problemi all’incolumità sia degli abitanti che delle cose.
A tal proposito esistono delle leggi ed autorità preposte per garantire che l’alveo naturale sia mantenuto libero da ostacoli e da opere che ne possano in qualche modo alterare l’equilibrio e, quindi la relativa efficienza.
Succede con molta frequenza che queste norme di garanzia siano eluse sia dagli Enti preposti che dovrebbero vigilare e sia dai singoli cittadini, da ditte e imprese poco sensibili alle ripercussioni negative che si possono avere, infatti, succede che un bene da tutelare e salvaguardare come lo è il Torrente finisce per essere utilizzato come una vera e propria discarica a cielo aperto.
Le discariche abusive che punteggiano gli argini dei torrenti sono fenomeni ricorrenti, i quali restringendo l’alveo naturale sono facilmente asportati da una piena anche non eccezionale con estrema facilità: l’acqua di un Torrente non distingue fra elettrodomestici e altri beni in genere o canne ecc…. e compie l’unico lavoro che sa fare durante il suo percorso, rimuovendoli e depositandoli più a valle nei punti dove le correnti sono meno forti .
Lentamente ed in modo inesorabile l’alveo del Torrente è alterato dal relativo innalzamento del suo letto, con comparse d’improvvise strettoie di anse innaturali che talvolta finiscono per rendere del tutto inutili le opere di regimentazione e di consolidamento degli argini che sono logiche altrettanto sbagliate che hanno minato in modo inesorabile la nostra costa con il fenomeno galoppante dell’erosione costiera per il mancato apporto di materiale solido che viene a mancare al bilanciamento delle spiagge.
Pertanto, la manutenzione e la corretta gestione del territorio sono, le migliori opere pubbliche.

lunedì 15 dicembre 2008

Un territorio vulnerabile

A seguito dei recenti eventi atmosferici che hanno interessato la nostra provincia abbiamo potuto constatare tutti come il nostro territorio geomorfologicamente variegato , nel corso degli anni ha subito delle trasformazioni di carattere antropico che hanno modificato le caratteristiche originarie . Tali trasformazioni, conseguenze non certo lungimiranti, nel senso che non venivano previste le ripercussioni a medio e lungo termine sull’ambiente naturale, hanno reso particolarmente vulnerabile tanto il territorio collinare del nostro comune quanto la pianura fino alla fascia costiera . In particolare per quanto attiene la collina gli sbancamenti , finalizzati all’apertura di strade il più delle volte inutili , gli incendi che si verificano con cadenza annuale e il pascolo selvaggio hanno causato conseguenze principalmente sul sottobosco. Inoltre, l’abbandono delle pratiche colturali che mediante l’esecuzione di terrazzamenti contribuivano a frenare il ruscellamento superficiale e dunque l’azione dilagante delle acque , ha determinato una ripresa dell’attività erosiva e della franosità a danno dei settori collinari con grosse portate d’acqua e detriti che giungono a valle . Questi ultimi vengono poi trasportati dai torrenti e più a valle dalle saje che a loro volta hanno subito delle opere di irrigidimento degli alvei con colate di cemento impedendo il naturale deflusso superficiale e sotterraneo delle acque.
Come conseguenza di tutto ciò si hanno grossi volumi idrici che le reti drenanti non riescono più a smaltire anche perché gran parte di superficie di potenziale assorbimento è stata impermeabilizzata dall’edificazione selvaggia ed indiscriminata nelle cosiddette fasce di rispetto . Infine, la costruzione di briglie nei settori montani e mediani dei torrenti , ha avuto ripercussioni anche nella fascia costiera la quale risulta soggetta a erosione per il mancato apporto dei detriti grossolani vitali per il naturale ripascimento delle spiagge .

lunedì 3 novembre 2008

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mercoledì 29 ottobre 2008

La Nuova Ecologia


Il villino Liberty a Barcellona Pozzo di Gotto e la chiesa della Vergine Accomandata di Castroreale. Legambiente in Sicilia con Salvalarte per sottrarre al degrado due gioielli dimenticati

Barcellona Pozzo di Gotto e Castroreale, rispettivamente con il Villino Liberty e la chiesa della Vergine Accomandata, sono state le protagoniste del secondo appuntamento siciliano di Salvalarte 2008. L’edizione 2008 di Salvalarte punta il dito su 39 opere d’arte da sottrarre al degrado ed è all’insegna della mobilità sostenibile grazie alla combinazione virtuosa treno + bici, che sono gli unici mezzi di trasporto utilizzati. Un viaggio a emissioni ridotte, che Legambiente sta percorrendo insieme alla Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta.
La carovana su due ruote di Salvalarte ha percorso i circa dieci chilometri che separano Barcellona da Castroreale, accolta in entrambi i comuni dal Primo Cittadino e dai ragazzi delle scuole. Scelti non a caso, la partenza e l’arrivo di questo percorso hanno puntato il dito sullo stato di degrado in cui versano due autentici gioielli “dimenticati”. Si tratta del villino liberty Foti-Arcodaci di Barcellona Pozzo di Gotto, unico esempio di art nouveau rimasto in città che si trova in stato di abbandono, e della chiesa quattrocentesca della Vergine Accomandata di Castroreale, che resiste a fatica all’incuria.

Nonostante sia stata vincolata dalla Soprintendenza il 3 marzo del 1990, Villa Arcodaci, in pieno stile liberty, si trova in uno stato di grave degrado e per questo era già stata oggetto della campagna Salvalarte Sicilia 2007. “L’incuria in cui versa il villino – ha denunciato Carmelo Ceraolo, Presidente Circolo Legambiente Barcellona - ha già portato alla perdita di quasi tutti i suoi soffitti decorati, crollati per le infiltrazioni d’acqua dovute alla mancata manutenzione del tetto.

Solo di recente, infatti, la Provincia Regionale di Messina ha effettuato il rifacimento del tetto e ha provveduto al distacco dei dipinti rimasti per fini conservativi. Un intervento quanto mai necessario, ma certo non esaustivo per questo villino di inizio Novecento che necessita di un urgente restauro”. Un’analisi condivisa anche da Candeloro Nania, Sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto.
Comune che ha ricevuto dalla Provincia di Messina, proprietaria dell’immobile, la concessione in comodato d’uso del villino per due anni e che si è già mosso per realizzare il recupero di Villa Arcodaci.
“Convinta dell’importanza di questo bene – ha infatti spiegato Nania – l’Amministrazione di Barcellona Pozzo di Gotto ha attivato un finanziamento sulla riqualificazione che ha destinato 600 mila euro al recupero del villino liberty. Un impegnativo intervento di messa in sicurezza e restauro che prenderà il via entro i prossimi tre mesi”.

Ancor peggiore di quella di Villa Arcodaci, se possibile, la situazione della chiesa della Vergine Accomandata di Castroreale. Nota anche come chiesa dell’Immacolata, è inserita nel capitolo siciliano della guida “Gioielli ritrovati” e il suo stato di conservazione è stato illustrato dal professor Antonio Bilardo.
“Danneggiata dal terremoto del 1978 e puntellata da allora, questa chiesetta è tuttora inaccessibile. – ha spiegato professor Bilardo – Inutile evidenziare l’urgenza di un restauro che renda nuovamente fruibile questo prezioso bene artistico-architettonico e recuperi ciò che resta del legno dipinto, prima che sia troppo tardi”.

Nata con lo scopo istituzionale di recuperare e salvaguardare gli innumerevoli beni storico-artistici diffusi nello Stivale, la campagna di Legambiente sui beni culturali ha quindi lanciato un SOS per riportare la questione del recupero del villino liberty e dell’Immacolata nell’agenda politica locale.
“Il senso profondo di Salvalarte risiede nella sua capacità di catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e nella sua capacità di mobilitazione, elementi grazie ai quali diviene spesso l’occasione per accendere i riflettori sul patrimonio minore abbandonato e trascurato - ha ribadito Federica Sacco, responsabile nazionale Salvalarte di Legambiente - cercando, attraverso interventi mirati, di recuperare e restituire alle città pezzi di storia sconosciuti ai più. Proprio come nel caso di questi due gioielli dimenticati”.

lunedì 20 ottobre 2008

Salvalarte



Salvalarte la campagna di Legambiente per la tutela del patrimonio artistico minore
arriva a Barcellona e Castroreale


Una carovana di bici aperta a tutti percorre le strade bianche
che uniscono i due Comuni per lanciare l’SOS sullo stato di degrado del Villino Liberty di Barcellona e della chiesa della Vergine Accomandata di Castroreale
Barcellona Pozzo di Gotto e Castroreale, rispettivamente con il Villino Liberty e la chiesa della Vergine Accomandata, sono state le protagoniste del secondo appuntamento siciliano di Salvalarte 2008. La campagna itinerante di Legambiente che da tredici anni si occupa di beni culturali e si batte per la conservazione e la valorizzazione dei tanti gioielli poco noti disseminati per lo Stivale, sta attraversando l’intero Paese per accendere i riflettori sul patrimonio culturale “dimenticato”. L’edizione 2008 di Salvalarte punta il dito su 39 opere d’arte da sottrarre al degrado ed è all’insegna della mobilità sostenibile grazie alla combinazione virtuosa treno + bici, che sono gli unici mezzi di trasporto utilizzati. Un viaggio a emissioni ridotte, che Legambiente sta percorrendo insieme alla FIAB, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta.
La carovana su due ruote di Salvalarte ha percorso i circa dieci chilometri che separano Barcellona da Castroreale, accolta in entrambi i comuni dal Primo Cittadino e dai ragazzi delle scuole. Scelti non a caso, la partenza e l’arrivo di questo percorso hanno puntato il dito sullo stato di degrado in cui versano due autentici gioielli “dimenticati”. Si tratta del villino liberty Foti-Arcodaci di Barcellona Pozzo di Gotto, unico esempio di art nouveau rimasto in città che si trova in stato di abbandono, e della chiesa quattrocentesca della Vergine Accomandata di Castroreale, che resiste a fatica all’incuria.
Costruito intorno al 1911, il villino liberty è un edificio a base quadrangolare coperto da un tetto a padiglioni che culmina in un’altana e i cui pilastri montanti sono ornati da motivi floreali. Come usuale per il liberty, anche questo edificio presenta inferriate, recinzioni e cancelli in ferro battuto, che sono vere e proprie sculture. Nonostante sia stata vincolata dalla Soprintendenza il 3 marzo del1990, Villa Arcodaci si trova in uno stato di grave degrado. “Un’incuria – ha denunciato Carmelo Ceraolo, Presidente Circolo Legambiente Barcellona - che ha già portato alla perdita di quasi tutti i suoi soffitti decorati, crollati per le infiltrazioni d’acqua dovute alla mancata manutenzione del tetto. Solo di recente, infatti, la Provincia Regionale di Messina ha effettuato il rifacimento del tetto e ha provveduto al distacco dei dipinti rimasti per fini conservativi. Un intervento quanto mai necessario, ma certo non esaustivo per questo villino di inizio Novecento che necessita di un urgente restauro”.
Ancor peggiore, se possibile, la situazione della chiesa della Vergine Accomandata di Castroreale. Nota anche come chiesa dell’Immacolata, è inserita nel capitolo siciliano della guida “Gioielli ritrovati” e il suo stato di conservazione è stato illustrato dal professor Antonio Biliardo. Di dimensioni raccolte, questa chiesa a navata unica presenta alcuni elementi caratteristici: il campanile merlato, la cupola arabeggiante, l’abside quadrangolare e il portale di fattura durazzesca. Nell’interno, inoltre, l’Immacolata conserva alcuni pezzi di notevole pregio, come l'altare maggiore in legno intagliato, le statue di Santa Caterina d’Alessandria, l’acquasantiera, firmata da Antonello Gagini e il soffitto ligneo a cassettoni dipinti della fine del secolo XVII. Peccato che nessuno possa ammirare queste meraviglie, sigillate nello scrigno in muratura dell’Accomandata. “Danneggiata dal terremoto del 1978 e puntellata da allora, questa chiesetta è tuttora inaccessibile. – Ha spiegato Sara Belviso, – Inutile evidenziare l’urgenza di un restauro che renda nuovamente fruibile questo prezioso bene artistico-architettonico e recuperi ciò che resta del legno dipinto, prima che sia troppo tardi”.
Nata con lo scopo istituzionale di recuperare e salvaguardare gli innumerevoli beni storico-artistici diffusi nello Stivale, la campagna di Legambiente sui beni culturali ha quindi lanciato un SOS per riportare la questione del recupero del villino liberty e dell’Immacolata nell’agenda politica locale. “Il senso profondo di Salvalarte risiede nella sua capacità di catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e nella sua capacità di mobilitazione, elementi grazie ai quali diviene spesso l’occasione per accendere i riflettori sul patrimonio minore abbandonato e trascurato - ha ribadito Federica Sacco, responsabile nazionale Salvalarte di Legambiente - cercando, attraverso interventi mirati, di recuperare e restituire alle città pezzi di storia sconosciuti ai più. Proprio come nel caso di questi due gioielli dimenticati”.
Il tour siciliano della carovana del Cigno Verde prosegue domani, giovedì 16 ottobre, con una pedalata da Capo d’Orlando a Capri Leone. L’appuntamento a Capo d’Orlando è fissato per le ore 10, in piazza Matteotti, mentre l’arrivo a Capri Leone è previsto per le 12. In serata, alle ore 19.00, presso l’Antica Filanda, verrà presentato il Concorso di idee: “Restaurare l’ambiente urbano a Capri Leone”. Promosso dalla sezione Nebrodi di Legambiente, il concorso propone la demolizione, di un fatiscente scheletro in cemento armato in pieno centro cittadino e la conseguente riqualificazione formale del centro storico.
Le iniziative organizzate da Legambiente per la tappa siciliana sono naturalmente aperte a tutti i cittadini che vorranno partecipare, prendendo parte alle visite guidate previste oppure inforcando la bici e seguendo la squadra di Legambiente nel suo viaggio lungo la Regione.
È possibile seguire il viaggio di Salvalarte non solo pedalando, ma anche navigando, dal sito www.legambiente.eu

Ufficio Stampa Salvalarte
Laura Genga 348/2301239
stampa.salvalarte@legambiente.eu

venerdì 17 ottobre 2008

La tua città


Barcellona Pozzo di Gotto, con i suoi oltre quarantamila abitanti, è il Comune più abitato della nostra provincia. Eppure, poche, apparentemente, sono le opere d’arte, i monumenti, le testimonianze che un passato plurisecolare ha lasciato a memoria degli uomini in questi luoghi. Questi pochi elementi a nostra disposizione ci permettono, tuttavia, di tracciarne una ricostruzione metodologica e fare un quadro di quanto le passate dominazioni e gli eventi hanno lasciato nella nostra zona. Testimonianze che vanno dalla preistoria all’epoca greca, da quella romana a quella bizantina, da quella araba a quella normanna, dalla dominazione spagnola e borbonica ai nostri giorni. Barcellona Pozzo di Gotto nell’ultimo trentennio ha cambiato il suo volto , raddoppiando , triplicando la sua estensione, il suo tessuto urbanistico su cui si sono venute a sovrapporre strutture nuove (e non sempre di buon gusto) al vecchio tessuto urbano, cancellandone, spesso, in breve tempo importanti testimonianze del passato in modo definitivo. Notevoli gli “sventramenti” che si sono avuti in diversi periodi: da quello del centro storico, con la demolizione del Duomo di S. Sebastiano, alla cancellazione della memoria storica di un passato recente del Teatro “Placido Mandanici” (anni ’70) alla demolizione delle case intorno alla chiesa di San Giovanni e del quartiere Crocifisso; dalla trasformazione di tutto il quartiere di Via Cairoli ad altri luoghi “storici” di Barcellona pozzo di Gotto. Si è assistito in passato e anche al giorno d’oggi, a una continua e sistematica opera di manipolazione, di trasformazione in nome del nuovo (e non sempre del bello) del nostro territorio. Ma questo è un fenomeno che ha colpito non solo Barcellona Pozzo di Gotto, ma buona parte dell’Isola. Eppure un’indagine storica per ricostruire i vari “tessuti” della nostra città può ancora farsi, attraverso le testimonianze a nostra disposizione. La “guida “ redatta con il sistema a schede non vuole essere una esauriente e complessa guida al tutto, ma l’avvio di nuove “indagini sul percorso”. Soprattutto per permettere ancora una volta, che testimonianze del passato, spesso mal conosciute o ignorate dai più, possano assumere il ruolo di rilievo che loro compete. Ed anche perché loro possano per mezzo della semplice “segnalazione” essere salvate dal degrado e dalla cancellazione definitiva dal nostro territorio e dalla “memoria storica”. “La tua città” come abbiamo voluto intitolare questa guida ai beni Culturali noti e meno noti di Barcellona pozzo di Gotto, è divisa per “classe” o “argomento”. Non abbiamo inteso “scrivere di tutto, ma di tutto”, ma avviare (o proseguire) una ricerca valida a ricostruire il passato., il presente, per costruire il futuro della nostra città, che nel 1985-1986 celebrava i suoi centocinquant’anni dalla fondazione e dall’unione dei due centri in modo critico, anche perché il termine “moderno” di “bene culturale non equivale solo a monumento, ma assume un significato, adesso, molto più vasto e vario. Purtroppo, in passato, ciò è stato inteso in modo ambiguo ( e in senso solo umanistico, ecclesiastico, dalla parte del potere) e, spesso, si è trattata la storia del nostro territorio in modo lacunoso e di parte. Di fatto, invece, buona parte dei “beni” non esiste più per vari motivi, tra quali l’azione del tempo, l’incuria, la mano dell’uomo, ecc… ( soprattutto la cementificazione selvaggia). Non una storia, bensì una guida ragionata, breve, sintetica, speriamo esauriente, per chi si accinga a studiare il territorio e stimolante per chi voglia approfondire la ricerca. Abbiamo preferito la trattazione per tematiche, cominciando dalla descrizione di tutte quelle costruzioni rimaste e che avevano nel nostro territorio una funzione logistica : le torri d’avvistamento, sorte nel nostro territorio sia marittimo che urbano. Si è passato poi alla descrizione di alcune “masserie”, con i loro “bagli” e i loro “magazzini”, i loro trappeti e palmenti. Segue una panoramica a ritroso sulle più recenti scoperte di un passato remoto, preistorico e protostorico, che sul nostro territorio deve essere ancora studiato e approfondito e che, certamente, non poteva essere assente da questa guida: sono le testimonianze preistoriche di contrada Oliveto, di M. S. Onofrio e di Pizzo Lando . Poi, vengono passate in rassegna alcune testimonianze religiose e civili di manufatti che testimoniano, con la loro presenza ed esistenza un tipo di vita legato ancora all’economia rurale. Abbiamo infatti individuato, infatti, alcune cappelle padronali, che i “signori della terra” facevano costruire nelle loro tenute, nei loro feudi, nelle loro masserie. Poi, abbiamo passato “passato in rassegna” alcune fra le chiese più significative di Barcellona pozzo di Gotto, conosciute e meno conosciute, che meritano di essere tutelate come patrimonio di tutta la nostra collettività, con le loro opere d’arte che testimoniano una certa vitalità artistica nel nostro territorio e di alcuni antichi palazzi . Questa guida si conclude con una rassegna di alcune “senie” o “norie”- introdotte soprattutto nel periodo arabo e poi spagnolo – cioè, gli antichi pozzi che servivano intere collettività, e destinati all’irrigazione dei campi. Esse testimoniano la presenza di un tipo di economia “padronale” durata per molto tempo sul nostro territorio, soprattutto, quando il tessuto economico della zona era basato sull’agricoltura. Abbiamo esaminato e descritto, poi alcuni mulini ricadenti nel comune di Castroreale e di Barcellona P.G.
Infine una sezione è stata dedicata ad alcuni musei e parchi etno-antropologici sorti in questi anni nella nostra città e che raccolgono reperti e testimonianze della cultura contadina, artigiana e commerciale del nostro territorio.

Dal libro “La tua città” di E. Bavastrelli e C. Ceraolo

giovedì 28 agosto 2008


Il percorso di cui parleremo si snoda lungo il promontorio di Milazzo , con partenza dalla Baia del Tono ed arrivo in prossimità di Monte Trino.

DIFFICOLTA’- Facile

DISLIVELLO CIRCA 50 m

TEMPO DI PERCORRENZA A/R ORE 2 CIRCA

PERIODO CONSIGLIATO PRIMAVERA ESTATE (da evitare le ore più calde della giornata) AUTUNNO

ABBIGLIAMENTO A SECONDO DELLA STAGIONE

Cari lettori questa volta vi propongo un itinerario suggestivo che prende il via dalla” Baia del Tono”,( comunemente conosciuta come “Ngonia” ( l’originaria parola greca significa spiaggetta nascosta o posta al riparo dai venti). Lasciata l’auto presso la chiesetta dei pescatori sulla DX ci si avvia su una ripida scalinata che sale sino alla frazione di “Manica”, da dove è possibile ammirare un panorama a dir poco stupefacente con vista sulla baia e sulla riviera di ponente; dalla quale nelle giornate molto limpide è possibile scorgere la vetta dell’Etna la Rocca di Novara di Sicilia comunemente conosciuta come “Rocca Salvatesta” e il Promontorio del Tindari. Il sentiero, che si sviluppa per circa quattro chilometri e che durante la nostra escursione percorreremo solo per metà, attraversa una zona ancora integra e di rilevante pregio naturalistico, flora e relativa fauna della macchia mediterranea, dove fanno bella mostra ulivi secolari piante di capperi e altre essenze tipiche come fichi d’india e euforbia. Fra i numerosi animali che si possono scorgere lungo il percorso, incontriamo i gabbiani, i gheppi, numerosi esemplari di corvidi e diversi passeracei. Inoltre , nel periodo della migrazione (aprile – maggio e ottobre- novembre) non di rado si possono scorgere alzando gli occhi al cielo aironi cenerini, germani reali, adorni etc…

Una volta in cima alla scalinata si gira a SX, intravedendo poco distante una casupola di colore rosa affacciata sul mare, superata la quale e segnalato da paletti in legno inizia il sentiero vero e proprio, che si snoda su di un percorso tutto “verde” e reso ancora più affascinante dall’ azzurro del mare che, sotto il nostro sguardo spazia dal Golfo di Patti alle isole Eolie.. Si procede in terreno aperto, accompagnati dalla splendida visione sulla SX della baia del tono e del castello di Milazzo mentre sulla DX si possono ammirare le essenze tipiche che in essa vi crescono . Lungo il sentiero che di recente è stato ripristinato da volontari di Legambiente e che fino al secolo scorso serviva per la comunicazione interna dei terreni agricoli e le relative contrade in esso ricadenti e con il mare, è possibile incrociare in discesa altri sentieri secondari che portano a delle spiaggette interne di isolana bellezza dove il mare mette in mostra ancora tutta la sua limpidezza . Lungo l’ ultimo tratto la strabella si allarga su di un’ampia radura di sterpaglie fino ad arrivare girando a SX c/o una baia di notevole pregio naturalistico dove a seconda del periodo dell’anno che si è scelto è possibile fare il bagno. Per il ritorno si ripercorre lo stesso sentiero.

Itinerario nel territorio di Rodì Milici in provincia di Messina

Rodì Milici è costituito da due piccoli centri abitati (Rodì e Milici), a tre chilometri di distanza l'uno dall'altro, arroccati sui Peloritani a più di 100 metri d’altezza, lambiti dal fiume Patrì o Termini. Da entrambi si domina la piana di Milazzo, le isole Eolie e Tindari
Le testimonianze della presenza dell’uomo si perdono nella notte dei tempi. Infatti, fin dalla preistoria la zona è stata abitata dagli uomini e in seguito le varie popolazioni che in essa vi hanno soggiornato hanno lasciato tracce della loro testimonianza. Il territorio circostante è ricco di necropoli risalenti all’età del bronzo e del ferro. Sul monte Ciappa meta della nostra escursione sono stati ritrovati i presunti resti della città di Longane ad un’altezza che si aggira intorno ai 400 – 500 m. s.l.m. abitata da Sicani autoctoni che in quei luoghi si rifugiarono all’arrivo delle popolazioni Sicule.

TEMPO DI PERCORRENZA 02’00 ORE CIRCA

DIFFICOLTA ITINERARIO FACILE

DISLIVELLO DI SALITA 300 m. CIRCA

CARATTERISTICHE ARCHEOLOGICO PAESAGGISTICO.

SEGNALETICA DAL BIVIO ASSENTE

PERIODO CONSIGLIATO TUTTO L’ANNO




Da Barcellona Pozzo di Gotto si prende la S.S. 113 in direzione Palermo giunti nel paese di Terme Vigliatore sempre sulla S.S. 113 s’imbocca sulla SX il bivio per Rodì Milici e s’incomincia a salire per un paio di Km. Sino a raggiungere l’abitato di Rodì, superato si prosegue in direzione Milici, prima di arrivare al paese s’incontra sulla Sx un bivio con indicazione campo sportivo e sulla DX quello che noi dovremo imboccare, con indicazione zona archeologica. Si sale ancora per circa 100 m. si lascia l’auto e si prosegue a piedi.
S’incomincia a salire e superati un paio di tornanti in una zona coltivata prevalentemente ad ulivi, si arriva alla confluenza di due tracce in terra battuta, s’imbocca quella a SX e si sale per qualche Km. Raggiunto un cancello di legno si supera e si continua in zona molto spoglia per la presenza di greggi che tutto intorno vi pascolano. Poco dopo si giunge su di un pianoro dove è possibile puntare lo sguardo verso il mare ed intravedere sullo sfondo le Isole Eolie, il promontorio di Milazzo e quello del Tindari e verso ovest guardando in basso il torrente Mazzarrà. Dopo una breve pausa si ha la possibilità di proseguire; dal pianoro dove ci troviamo riprendiamo la traccia e proseguiamo in salita, dove subito dopo s’incontra un cancello sempre di legno si supera e si sale sulla SX costeggiamo la parete della montagna, invece sulla DX lo sguardo si posa sul torrente Mazzarrà e sul promontorio del Tindari.
Poco dopo s’incontra una fontana al centro si supera e si sale ancora per un po’ e sulla SX non ben visibile è un antico ovile abbandonato che merita di essere visitato per la semplicità e la precisione con la quale è stato concepito. Per il ritorno proseguire sulla stessa traccia.
Il degrado del nostro litorale a distanza di anni rimane immutato, anzi , l'erosione continua ad avanzare inesorabilmente come se tutto rientrasse nella normalità.
Gli organi preposti cosa fanno?
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giovedì 7 agosto 2008

Il castello di Milazzo

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Mistretta

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Mistretta

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Mistretta

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Mistretta

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L'abitato di Randazzo

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Paesaggio siciliano nel comune di Cesarò sullo sfondo l'Etna

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venerdì 4 luglio 2008

Itinerario Rocca Salvatesta

DIFFICOLTA’- Facile

DISLIVELLO CIRCA 350 m

TEMPO DI PERCORRENZA A/R ORE 1/50 CIRCA


PERIODO CONSIGLIATO PRIMAVERA ESTATE (da evitare le ore più calde della giornata) AUTUNNO

ABBIGLIAMENTO A SECONDO DELLA STAGIONE
L’itinerario di cui tratteremo questo mese si sviluppa a mio parere in una delle zone più belle della catena dei Monti Peloritani.
La storia del territorio novarese trae la sua origine dalla particolare ubicazione del suo sito, posto tra le fiumare Alcantara e Mazzarrà che mettono in comunicazione la costa tirrenica con quella ionica .
La Rocca di Novara conosciuta dai più come Salvatesta per la sua conformazione posta a guardia dell’abitato di Novara di Sicilia segna il confine meridionale di queste montagne di fronte alla stupenda visione dell’Etna è una delle più alte vette dei Peloritani (1340) verso W e sorge sopra la valle scavata dal torrente Novara.
Sulla rocca il ritrovamento di tracce di un insediamento bizantino e dopo arabo testimonia che la rocca è stata abitata sin dall’antichità. Per molti secoli e fino agli inizi del novecento era tappa obbligata per quei viandanti che si dovevano spostare dal versante tirrenico a quello ionico e viceversa.
La cima in oggetto lungo il tragitto per raggiungerla non presenta dei notevoli dislivelli, circa 350 m. (dalla torretta della forestale). L’itinerario non presenta notevoli difficoltà, la presenza di un sentiero ben tracciato sul versante Est porta fino all’arrampicata finale che presenta qualche piccola difficoltà.

Raggiunta Novara di Sicilia per mezzo della S.S. 185 e superato il centro si prosegue ancora sulla S.S. direzione Francavilla di Sicilia per circa 4 Km. sino ad intravedere i piedi della rocca, sulla sx si vede una stradella in terra battuta che porta ad una torretta antincendio del Corpo Forestale.
Lasciata l’auto inizia il nostro percorso in leggera salita sotto una fitta pineta in direzione NW, superata un’ampia frana che la interrompe che guarda sulla fiumara subito sulla SN è presente una piccola sorgente, superata si arriva ad una sella posta a 1130 m., alle volte la presenza di nebbia rende il paesaggio abbastanza surreale e particolarmente bello dalla sella si diramano diversi sentieri, noi imboccheremo quello sulla SN delimitato da una recinzione per circa 100m raggiungendo un altro bivio che sale fino a raggiungere un pianoro, posto sotto il ripido versante Est della rocca dalla quale si dirama l’ultimo tratto che sale (segnato sulla roccia da frecce ben visibili di colore rosso) in modo ripido per circa 200 m. fino a raggiungere la sommità della vetta e se siete fortunati dopo la fatica è possibile ammirare un panorama a dir poco stupefacente e se non siete stati fortunati ne vale lo stesso della fatica.

giovedì 26 giugno 2008

Il meritato riposo dopo la tappa da Barcellona Pozzo di Gotto a Randazzo . Sullo sfondo l'abitato di Randazzo e l'Etna
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Sicilia no stop

Lino e Elena alla partenza della Sicilia no stop. Li attendono gli interminabili 1000Km da effettuare in 75 ore
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Domenica 22 giugno dopo il meritato riposo presso l'azienda agrituristica Leanza di Cesarò , si riparte per affrontare una dura giornata in MTB attraverso la Dorsale dei Nebrodi ; Lago Maulazzo, Lago Biviere di Cesarò
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giovedì 19 giugno 2008

La traversata della dorsale dei Nebrodi

Carmelo Ceraolo - Giuseppe Coppolino e Sebastiano Recupero
Sabato mattina sveglia alle ore 5 ,colazione ed appuntamento presso il municipio della città di Barcellona Pozzo di Gotto, finalmente si parte, con i nostri cavallini di ferro alla volta di Mistretta, percorrendo la Strada Statale 113 sino a Santo Stefano di Camastra breve sosta e proseguiamo alla volta di Mistretta. Superato l'abitato ci inoltriamo verso Serra Merio, da quì si diparte il nostro itinerario escursionistico.

“La Dorsale dei Nebrodi”


La Dorsale dei Nebrodi percorre l’area protetta da ovest ad est per circa 70 km., intercettando le principali strade che percorrono il parco da nord a sud. Si tratta di un lungo itinerario escursionistico che da Serra Merio, comune di Mistretta, conduce a Portella Dagara, comune di Floresta. La Dorsale, passando accanto alle uniche zone umide d’alta quota della Sicilia, interessa gli ambienti altomontani del parco, attraversando scenari naturali pressoché incontaminati. Lungo il percorso, attrezzato con cartelli indicatori, è possibile fermarsi presso diversi punti di sosta, in coincidenza di aree di rilevante interesse naturalistico e paesaggistico.
Il percorso inizia da Serro Merio (Mistretta), lungo la s.s. 117, si devia a sinistra e si raggiunge rapidamente l’Urio Quattrocchi (1030 m.s.l.m.), piccolissimo laghetto di forma circolare, molto piacevole da visitare poiché ospita diverse specie di uccelli acquatici.
Dopo aver superato l’Urio (sulla destra è una fontana in pietra locale), si segue la trazzera principale ed, al primo incrocio, si svolta a destra in direzione di Case Pomiere, dove c’è un grande abbeveratoio.
Quest’ultimo tratto si addentra in un fitto bosco ove esemplari maestosi di Faggio sono consociati a specie quercine come Cerro e Rovere. Il sottobosco è spesso impenetrabile.
Uscendo dal bosco, si attraversa una zona scoperta e si arriva alle Case Mascellino. Sempre più interessante sul piano naturalistico e paesaggistico l’osservazione dei boschi circostanti. Superato il confine comunale Mistretta - Caronia, che costituisce altresì lo spartiacque tra il bacino del Torrente S. Stefano ed il bacino del Torrente Caronia, si continua a seguire la pista in discesa e si incrocia un altra pista maggiormente battuta, che in quota si dirige verso Acqua dei Vitelli (1306 m.s.l.m). Da questa località la strada è ben visibile e prosegue in salita in direzione della Contrada Moglia (1347 m.s.l.m.), ove è il bosco della Tassita, un popolamento di circa 50 ettari di Tasso. Superato il bosco, si continua a salire, aggirando Monte Pomiere, Portella Pomiere e Timpone Mirio.
Un ricco fontanile in pietra invita ad una sosta prima dell’arrivo (500 metri) a Portella dell’Obolo (1503 m.s.l.m.), sul confine comunale Caronia-Capizzi, in corrispondenza della s.p. 168 dei Monti Nebrodi, posta tra Serra Pumeri(1544 m.s.l.m.) ad ovest e Pizzo Fau (1686 m.s.l.m.) ad est.
Lasciata Portella dell’Obolo (1503 metri s.l.m.), si scende seguendo la s.p. 168 e, dopo circa 1 km., si svolta a sinistra e si segue una strada, inizialmente asfaltata, che costeggia il limite del bosco di querce e che scende rapidamente. Secondo l’esposizione dei versanti ed in conseguenza della struttura dei suoli, il Faggio ed il Cerro sono in questi luoghi pienamente integrati e consociati: ricco il sottobosco ampiamente rappresentato dall’Agrifoglio, che in alcuni tratti raggiunge dimensioni considerevoli, dal Pungitopo, dal Rovo, dal Biancospino, dal Perastro.
Arrivati in prossimità della Sorgente Nocita, ampia area attrezzata, si continua a seguire la trazzera (in alcuni punti è evidente l’antico lastricato), fino ad arrivare alla Caserma Mafauda. Continuando dopo il caseggiato, si giunge in prossimità di un tratto di strada asfaltata (dopo circa 1,300 km), si abbandona la strada e si svolta a sinistra per addentrarsi nel fitto bosco. La pista è in salita e costeggia un impluvio torrentizio, lo si attraversa in corrispondenza di una briglia realizzata recentemente con gabbioni, e si continua a salire fino a Portella Calcare (1410 m.s.l.m.), luogo in cui è visibile una chiudenda (1,350 Km). Dalla Portella è possibile abbandonare il tracciato e, svoltando a sinistra, seguire la pista di esbosco che si sviluppa lungo il confine comunale, sempre individuabile dalla recinzione in legno, per raggiungere Monte Pelato. La risalita verso Monte Pelato (1567 m.s.l.m.) è uno dei tratti più suggestivi, perché dalla sommità del monte si apre uno splendido panorama sull’Etna e sulle cime dei rilievi dei Monti Nebrodi.
Abbandonato Monte Pelato, basta seguire la staccionata in legno che identifica il confine comunale tra Capizzi e Caronia e le pietre miliari con la scritta “S. Antonio”, si ritorna a Portella Calcare e si segue la trazzera che, superata la Portella, si addentra nella faggeta sempre più fitta. Dopo una discesa, spesso fangosa in conseguenza dell’accumulo meteorico su substrati argillosi, giunti a Portella del Ceramese, si svolta a destra e, dopo ancora 350 m., si svolta a sinistra. Si continua seguire la traccia principale, tralasciando le numerose deviazioni che si incontrano, fino ad arrivare in corrispondenza di Portella Colle Basso e poi di Portella Scarno, dove la traccia segue per un tratto un acquedotto. Da segnalare che, in corrispondenza della Portella, la traccia di destra conduce alla Caserma Sambuchello e al Lago di Ancipa.
Si attraversa così la contrada Fontana Mucciata, costeggiando una recinzione con paletti in legno e rete a maglia larga. Arrivati in corrispondenza di Portella Miraglia, si svolta a sinistra e, dopo meno di 2 km., si incrocia la strada statale 289 e si arriva al Rifugio Miraglia (1502 m.s.l.m.) e Portella Femmina Morta (1524 m.s.l.m.).
Al Rifugio Miraglia facciamo tappa per la notte, l'indomani di buon ora si riparte per affrontare l'ultimo tratto di Dorsale sino a Floresta-
La terza tappa inizia in prossimità di Portella Femmina Morta (1524 m.s.l.m.), punto di incontro con la s.s. 289 S. Fratello - Cesarò. La traccia, inizialmente pianeggiante, attraversa un’area limitrofa alla faggeta di Monte Soro, dove sono bene evidenti le aree carbonili dei numerosi fussuni. Dopo circa 2 Km., si arriva in corrispondenza di Portella Calacudera dove la strada si biforca: il tratto asfaltato, sulla destra, raggiunge Monte Soro (1847 m.s.l.m.), la cima più elevata del complesso montuoso dei Nebrodi. La strada che, invece, va verso sinistra si dirige verso il Lago Maulazzo (1400 m.s.l.m.), invaso artificiale di 5 ettari, incastonato nella superba faggeta di Sollazzo Verde.
Superato il lago, si segue la traccia principale e si continua a scendere, camminando all’interno della fitta faggeta che qua e là si apre in piccole radure pascolative. Cavalli sanfratellani allevati allo stato brado e numerosi bovini pascolano liberamente in tutta la zona.
Dopo circa 2 km., si incontra un bivio (Passo Taverna); si segue la traccia principale che volta a destra e attraversa il Torrente Cuderi e, dopo circa 4 km., si arriva al Lago Biviere (1278 m. s.l.m.), il più ampio bacino lacustre dell’area dei Nebrodi.
La strada aggira una zona umida nelle immediate vicinanze del Biviere e prosegue in salita, addentrandosi nella faggeta di Scavioli. Il bosco, in alcuni tratti, è più fitto; in altri, aperto in ampie radure, ove fanno la loro comparsa l’Agrifoglio, isolati cespugli di Tasso, grandi esemplari di Melo selvatico e di Perastro, Rovo, Biancospino, Rosa canina.
Successivamente, ci si addentra nel magnifico Bosco di Mangalaviti, costituito da imponenti faggete ad alto fusto di grande valore naturalistico e paesaggistico, con ampi punti panoramici che si affacciano sulla Vallata del Rosmarino, sulle Rocche del Crasto e sul Mar Tirreno, punteggiato dalle isole eoliane.
Nell’attraversare questi luoghi, tra Portella Balestra (1540 m.s.l.m.) e la Sorgente di Favotorto (1610 m.s.l.m.), il cammino diventa notevolmente interessante, non essendo infrequenti incontri con varie specie di piccoli mammiferi, roditori, insettivori e carnivori.
In corrispondenza di Serra Pignataro (1661 m.s.l.m.), che rappresenta la quota massima di tappa, si inizia a scendere seguendo sempre il confine comunale fino a Fontanazza, Pizzo Scavello, Portella di Testa, Portella Dagara (1467 m.s.l.m.). Poco più a valle inizia la strada asfaltata che conduce a Floresta, passando da Portella Mitta (1244 m.s.l.m.).
Raggiunta Floresta ci dirigiamo in direzione Montalbano Elicona breve sosta e si riparte per tornare a casa dopo aver percorso circa 300 Km.

domenica 15 giugno 2008

Torre di Gurafi

La Torre di Gurafi necessita di urgenti interventi di restauro conservativo al fine di evitarne la sua definitiva cancellazione dalla memoria storica-
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Il vecchio Duomo di San Sebastiano

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Resti della Torre Campanaria del vecchio monastero basiliano di Gala frazione di Barcellona Pozzo di Gotto

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Torre del Piliere frazione di Acquaficara Barcellona Pozzo di Gotto

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Tramonto sullo stretto di Messina dalla costa calabra

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domenica 8 giugno 2008

Stanchi alla meta

La giornata era bellissima raggiunta Rocca Timogna il colpo d'occhio è magnifico ne vale la pena della fatica per raggiungerla, peccato che la giornata è stata sfortunata per un nostro compagno di avventura che con il suo cavallino di ferro si è catapultato in discesa riportando diverse escoriazioni ed ammaccature .
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Pausa dopo la fatica per raggiungere Rocca Timogna 1127

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